martedì 15 gennaio 2013







Sera

Si appresta, la notte,
a riprender possesso
dei cuori e dell'intorno
e dell'effimero giorno.

Una lieve frivola nuvola
di antico siculo vitigno,
prepara il mio cuore stanco
ad affrontare le tenebre.

Un pensiero antico,
esito di primigenie paure,
affiora tra le volute vaghe
dell'alcolica nebbia:

Riaprirò i miei occhi su orizzonti nuovi?

Insulsa consueta domanda,
non merita insulsa risposta.
L'inconscio svolgere della conocchia,
ignora quando finirà la lana,

la prima o la seconda veglia
dell'eterno giorno,
darà svogliata risposta
al mio querulo inutile quesito.

Un gallo, anch'esso stanco,
 
forse riaprirà i miei occhi,
ma non basterà, da solo,
a dar senso ai miei minuti.

Segni e cicatrici adornano
 
il mio cuore di gusto amaro,
che sparute gocce di miele
rendono appena meno aspro.

Lo sguardo sereno di un bimbo,
frutto acerbo del frutto dei miei
lombi, o uno sguardo muliebre,
d'intime intese pregno,

riaccenderà, forse, l'esigua
 
linfa e il sorriso del mio spirito,
che un caldo sole di luglio
non sa scaldare nel profondo.

Eppure curioso ancor sono,
inutile stupida baldanza,
di lanciare il mio sguardo
oltre l'incerta sfuggente linea.

Non sazia, la premitura di vita,
la continua sete che configura
la mia essenza che altro chiede
e ancora spera nei futuri passi.

La notte ha vinto il suo premio,
si piega, la luce, al ripetuto gioco.
Il gatto sul cuscino lecca il suo pelo
ripulendolo dalle diuturne scorie.

Finisce il succo del vitigno antico,
non aiuterà oltre il mio pavido sonno..






Alfonso La Licata, 5 luglio 2014, h 22,30.
Giardinello, chez moi, tra gli alberi ormai altissimi che piantai secoli or sono e che non abbatterò mai.
Un dopo cena come tante avvolto nella mia solito malcelato, consapevole spleen...





Stormi

di Alfonso La Licata




Si scompongono e si riformano gli stormi
disegnando, sulle grigie pagine di un abulico cielo,
le volute ultime di una natura che s’appresta,
forse suo malgrado, ad un sonno rigenerante
sotto le algide coltri di tempi che,
in altri modi, apprestano le zolle
a nuove speranze e ad ulteriori orizzonti.

Sono pennellate d’artista sommo
le figure e le dinamiche composizioni
che scriccioli volanti sanno comporre
con maestria innata e sublime
in effimere bizzarre immagini,
ed io sogno,
nonostante da tempo sia passata
la giusta età per sciorinare oniriche pretese,
io sogno tempi nuovi e nuovi volti
e nuove idee, e nuovi incanti
che sappiano animare ancor di più
ed ancora meglio le aspirazioni
e i fondamenti dei miei molti figli.

Ma i miei occhi si fanno ciechi
se si sforzano a guardare oltre
la linea ultima sul mare…
s’intravvede, è vero, un fumo
esprimersi appena laggiù, oltre l’orizzonte,
se è un incendio oppure un bastimento
traboccante di stupende novità,
o di stupide consuete vanità,
non se ne intende il principio…

Volano gli uccelli,
volano e mi distolgono dalle mie carte
e dalla mia solitudine acre
che delle note, forse allegre,
ed una musichetta petulante
non riescono, minimamente, ad infrangere.

Alfonso La Licata.
Palermo  19 novembre 2012, h 8,31.  Chez moi.
Ispirato dalle evoluzioni di stormi sul cielo di Palermo